Si deve
alla furbizia di certi sfruttatori che si aggirano in rete se questo
blog da ora in avanti fornirà solo notizie incomplete. Infatti certi
siti di ben più grande capienza e rinomanza non si sono fatti alcuno
scrupolo nel copiare pari pari le notizie che a volte con tanta fatica di tempo e
denaro cerco di reperire. Metterò quindi i frutti delle mie scoperte in
modo che non possono essere copiati. Non mi interessa ricevere plauso
ma solo aderire alla massima di dare a Cesare quel che è di Cesare. Se
qualche VERO studioso del mondo Salgariano esiste ancora (Io ne conosco
pochi), può sempre scrivermi e chiedermi le notizie complete. Ed ora
ecco il post.
Nell'ambito delle mie ricerche in ambito Salgariano, quasi per caso mi sono imbattuto in una nuova scoperta. Chi ha letto anche tutti gli apocrifi di Salgari, ricorderà certamente che in "Sandokan rajah della jungla nera", scritto da Motta alla fine della sua vita, il nemico dei pirati della Malesia e anche dei Ramavala, è nientemeno che Nana Sahib, personaggio storico la cui fine resta avvolta nel mistero. In questo libro lui muore alla fine e con lui se ne va nell'al di là Kalagani, sua anima dannata, nonchè capo dei thugs e altro figlio di Suyodhana (L'altro figlio è sir Moreland, che qui non viene nominato, perchè la storia si situa anteriormente a "Il re del Mare" di Emilio Salgari, dove appunto sir Moreland fa la sua prima apparizione). Bene, Kalagani è un cattivo per eccellenza e dispiace che sia stato usato solo per questo libro...
Ma ne siamo certi? Alla luce della mia scoperta sono andato a rileggermi le pagine dove Kalagani e Nana Sahib si incontrano; i due sono vecchi amici e sembra davvero che qualcosa d'altro ci sia..
E qui viene da lodare la genialità di Luigi Motta. Non solo conclude degnamente la sua vita con quest'ultimo romanzo, che è uno dei più divertenti, non solo cementa insieme i due cicli, quello più famoso di Salgari ed il suo corposo dei Ramavala cui si sente più legato, ma prende a prestito la relazione di amicizia e complicità di Kalagani e di Nana Sahib, da un altro libro, il poco noto....... di un autore famosissimo............... sulla cresta dell'onda anche quando Motta scriveva, per quanto morto da molti anni. Chissà, forse Motta voleva legare a se anche quest'altro romanziere e sentirsi erede anche di lui? Penso si imponga una rilettura delle opere di Motta tenendo presente anche i romanzi meno noti di questo romanziere, per vedere se ci sono altri agganci... Comunque sia Kalagani e Nana Sahib sono descritti dai due autori nello stesso modo, e passiamo sopra se nel nostro autore.... ....... Kalagani muore e l'azione si svolge anni dopo "Sandokan rajah della jungla nera" : Nana Sahib invece sembra muoia, ma i personaggi principali del libro, che sono inglesi non ne sono certi... ricompare infatti nell'opera di Motta come detto prima...Ma al di là degli errori si continuità effettuati del resto anche nei confronti dell'opera Salgariana,
"Sandokan rajah della jungla nera" si colloca a questo punto come un'opera basilare, il fulcro ove convergono cicli e opere di tre autori famosissimi nell'ambito degli in genere mediocri, imitatori e apocrifi di Emilio Salgari.
Mi spiace di non dir di più ma le ragioni che leggete in nota mi spingono ad agire così . Nei disegni alcune immagini non sappiamo quanto fedeli del vero Nana Sahib.
martedì 24 giugno 2014
lunedì 26 maggio 2014
SANDOKAN nel continente scomparso
Tornano i mitici eroi di Emilio
Salgari!
In una saga epica perfettamente
leggibile a se stante, ma inseribile in un punto preciso del Ciclo,
Sandokan e Yanez, alla testa dei fidi tigrotti della Malesia, si
imbarcano in una stupenda avventura
che li porterà come di
consueto a compiere le loro imprese nelle giungle e nei mari del
Borneo, ma anche in un luogo finora inesplorato: le viscere della
terra, alla ricerca di mitici oggetti mistici del perduto continente
di Lemuria. Con al fianco gli amici di sempre, tra cui spicca la
bellissima Darma, la figlia di Tremal Naik, si troveranno a dover
lottare contro animali e uomini, inglesi e olandesi, thugs indiani e
pirati cinesi, dayachi tagliatori di teste e infidi fakiri, ma
dovranno anche far fronte a ignoti popoli e bestie che abitano le
viscere della terra.
Una lunga avventura senza un attimo di
tregua, nel rispetto dei personaggi come li descrisse Emilio
Salgari, puntigliosamente riveduta per quanto riguarda le distanze e
le descrizioni dei luoghi, e corredata di piantine e illustrazioni
per meglio seguire le peripezie dei nostri personaggi che si rivelano
ancora una volta immortali!
giovedì 10 aprile 2014
SANDOKAN- Nuovo racconto.
L'immagine qui accanto è dell'attore Naseeruddin Shah nel ruolo del Capitano Nemo, nel film "La lega degli uomini straordinari" ma...potrebbe altrettanto bene raffigurare Sandokan! Mi spiego:
sono intanto compiaciuto che finalmente gli americani abbiano scoperto Sandokan e il suo mondo, specie dopo la pubblicazione nella loro lingua di alcuni romanzi della serie. Alcuni hanno speculato sul fatto che Sandokan potrebbe esser stato lo stesso personaggio del Principe Dakkar, ilcapitano Nemo, visto che entrambi sono due principi orientali detronizzati dai malvagi inglesi...
Ma lasciando da parte questa bizzarra teoria, non posso non compiacermi che sia apparso almeno un racconto in cui il nostro Sandokan anche se non appare fisicamente, viene almeno nominato. Sulla scia degli incontri improbabili a tutti i costi, ecco allora che in "Prowl unceasing" di Chris Roberson, si racconta un'avventura di Van Helsing, ( l'antagonista di Dracula) e il Principe Dakkar, (cioè proprio il Capitano Nemo) alla corte di James Brooke il rajah di Sarawak, il nemico storico del nostro eroe! E' in quell'occasione che viene citato Sandokan!
Basta questo a inserire il racconto a margine nella cronologia? lascio la risposta a voi. Ma le scoperte di questo tipo, investigando sul mercato di lingua inglese, non mancano di certo. Ne ho diverse altre in carniere....un poco alla volta appariranno.
Fabrizio Frosali
sono intanto compiaciuto che finalmente gli americani abbiano scoperto Sandokan e il suo mondo, specie dopo la pubblicazione nella loro lingua di alcuni romanzi della serie. Alcuni hanno speculato sul fatto che Sandokan potrebbe esser stato lo stesso personaggio del Principe Dakkar, ilcapitano Nemo, visto che entrambi sono due principi orientali detronizzati dai malvagi inglesi...
Ma lasciando da parte questa bizzarra teoria, non posso non compiacermi che sia apparso almeno un racconto in cui il nostro Sandokan anche se non appare fisicamente, viene almeno nominato. Sulla scia degli incontri improbabili a tutti i costi, ecco allora che in "Prowl unceasing" di Chris Roberson, si racconta un'avventura di Van Helsing, ( l'antagonista di Dracula) e il Principe Dakkar, (cioè proprio il Capitano Nemo) alla corte di James Brooke il rajah di Sarawak, il nemico storico del nostro eroe! E' in quell'occasione che viene citato Sandokan!
Basta questo a inserire il racconto a margine nella cronologia? lascio la risposta a voi. Ma le scoperte di questo tipo, investigando sul mercato di lingua inglese, non mancano di certo. Ne ho diverse altre in carniere....un poco alla volta appariranno.
Fabrizio Frosali
domenica 24 novembre 2013
PREMIO IORACCONTO 2013- Terzo Premio sezione fantasy - IL SARCOFAGO DEI GARAMANTI
Ecco qua il testo del mio racconto vincitore del premio a "Ioracconto 2013". Poichè era la prima volta che partecipavo ad un premio Letterario posso ritenermi soddisfatto!

-------Come
le volte precedenti, Krane si avvicinò guardingo alla piramide; era
già scampato ad una morte terribile nei sotterranei della
costruzione e non voleva correr rischi, ma in lui la curiosità di
scoprire cosa aveva fatto impazzire il marabutto era grande,
superiore di molto ad ogni invito alla prudenza suggeritogli dalle
esperienze passate. La costruzione era esattamente come la ricordava
dalle precedenti visite, piccola tozza, senza la cima che forse non
c'era mai stata, semisepolta dalla vegetazione nella piccola oasi di
Al Khafras, nel mezzo del terribile deserto tunisino del Chott el
Jerid. Si diresse dunque ancora una volta a quella che considerava la
parte posteriore della piramide. Non che la costruzione n’avesse
una, ma lui si era abituato a considerare come anteriore quella
rivolta verso il piccolo laghetto dell'oasi, dove alla base c’erano
quelle strane nicchie alte due o tre metri e larghe un paio. Lì
aveva trovato incisi nella pietra strani disegni, opera senza dubbio
dei garamanti, un misterioso popolo che abitava il Sahara tra il 500
a.c. e il 500 d.c. e proprio studiando una di quelle incisioni, era
caduto in una trappola da cui era riuscito a malapena a sfuggire.
Controllò quindi ancora una volta il funzionamento della Colt che
gli pendeva al fianco, si accertò che il tamburo girasse bene, poi
si avvicinò alla parete inclinata della piramide. Questa, al
contrario delle altre, non aveva incisioni né nicchie, era
perfettamente liscia, ma l'inglese sapeva che se c'era un altro
passaggio segreto, doveva trovarsi lì, perché aveva già esplorato
minuziosamente le altre pareti. Le stanze trovate in precedenza erano
situate alla base della piramide ed era logico aspettarsene una anche
lì, ma se non fosse stato così su questo lato? Per la prima volta
si mise ad osservare con attenzione la parte alta della piramide a
partire dai due metri d’altezza fino alla sommità spuntata. Come
già detto la costruzione era piccola e gli ci volle poco a notare
qualcosa che forse era fuori posto: un'escrescenza, un bozzo, come
una pietra mal formata corrosa dalle intemperie che delineava una
sporgenza, ad un'altezza di sei o sette metri. Questo però era in
contrasto con la cura con cui i garamanti costruivano i loro
manufatti. Non c'era modo di arrivare a quel punto se non con una
scala. Krane allora si girò verso il boschetto che circondava la
piramide e individuata una piccola palma, con diversi colpi di
yatagan la tagliò alla base e usando la sua forza non indifferente,
la portò alla parete della piramide e ce la appoggiò. Per non
essere impedito nella salita si liberò quindi del barracano arabo
che indossava e rimase con gli abiti che vestiva abitualmente,
pantaloni alla cavallerizza, con banda laterale ed una camicia bianca
di flanella che portava ricamata sul petto l'effige di un leopardo e
che ricordava il nome con cui era conosciuto in quella parte del
mondo, le Léopard. Si arrampicò con attenzione per non sbilanciare
la palma e, appoggiandosi anche alle pareti della costruzione, arrivò
in breve al punto che aveva notato. Sulle prime fu deluso, in quanto
la sporgenza faceva parte integrante della grossa pietra che era
parte del muro, non era quindi una possibile leva che azionata
potesse provocare l'apertura di qualche vano. Guardando meglio però,
sopra la sporgenza, notò un’incisione semicancellata dalla sabbia
e dalle intemperie, lasciata senza dubbio dai garamanti. L’effige
raffigurava un piccolo occhio, simile a quello più grande che aveva
trovato dalla parte opposta della piramide, quando era caduto nella
trappola. Questo però aveva una pupilla in senso verticale, molto
scavata nella pietra. Krane fu colto da un'ispirazione. Soffiò con
forza sul punto per togliere molta della sabbia che vi si era
accumulata, poi trasse dalla cintola un lungo pugnale e provò ad
infilarlo nella pupilla. Dapprima l'arma penetrò solo per pochi
centimetri, l'uomo, però, incoraggiato dal parziale successo,
continuò a premere con forza sull’impugnatura del coltello e poco
dopo udì uno scatto e vide spostarsi, come per magia una grossa
pietra adiacente a quella su cui faceva pressione. Lasciando il
coltello senza più premerlo, si avvide però che la pietra tornava
nella posizione originaria e così la lama riusciva pian piano dalla
fenditura. Capì che il meccanismo dall'altra parte si fondava su un
principio di leve semplice ma efficace che sfruttava con dei
contrappesi la forza di gravità e costringeva i due oggetti a
tornare nella posizione originaria. Esercitò dunque ancora più
pressione e riuscì ad incastrare il pugnale nella fenditura della
pupilla nel punto dove la lama s’ispessiva vicino al manico. Di lì
a poco, senza pensarci due volte, s’infilò nella stretta
fenditura. Il varco era piccolo e gli consentiva a malapena di
procedere nello stretto tunnel, strisciando, ma dopo poco si aprì in
una piccola stanza. Krane poté alzarsi e dare un'occhiata
all'ambiente. La luce del sole che penetrava da quel condotto
rettilineo, era poca ma sufficiente a vederci anche se la luce
soffusa dava un senso d’irrealtà. L'uomo si avvide subito che la
stanza era completamente vuota, fatta eccezione per un manufatto
all'angolo; si avvicinò all'oggetto che aveva intravisto e capì
subito cos'era, una cassa o meglio un sarcofago scoperchiato che
probabilmente giaceva lì sin da quando era stata costruita la
piramide, poiché di dimensioni enormemente maggiori a quelle del
tunnel che aveva percorso. L'egittologia aveva compiuto solo i primi
passi in quell'anno 1860, ma Krane conosceva gli studi compiuti dalla
spedizione Napoleonica nel 1798 e quelli successivi degli italiani
Belzoni e Rosellini, fu quindi con un misto di curiosità e di
religiosa titubanza che si approssimò al manufatto. Gli venne in
mente l'etimologia della parola sarcofago, quello che si nutre di
carne, e non c'erano parole più adatte, anche se macabre, per
definire quella cosa. L'oggetto cui l'inglese si avvicinò, però,
non si poteva dire se avesse ospitato dentro di se un cadavere. Di
basalto scuro, senza coperchio, era in sostanza una cassa, che poteva
contenere un uomo di dimensioni più piccole di Krane che era molto
alto. L'inglese vide immediatamente che l'oggetto era vuoto, dentro
c'era solo un leggero strato di sabbia finissima. Ma da dove veniva
se la stanza era chiusa ermeticamente? Poi scoperse qualcosa: un
ninnolo di nessun valore fatto con piccole conchiglie. Ricordava di
averne visti di simili appesi ad una collana al collo del marabutto
ed ebbe così la conferma che l'uomo era stato lì e forse aveva
anche dormito dentro il sarcofago. Raccolse poi un po' di quella
strana sabbia dorata, per osservarla meglio. Era finissima, talmente
fine che gli scivolò in parte dalle mani e ricadendo nel sarcofago
creò una specie di bagliore dorato. Non sappiamo se fu la sabbia ad
aver agito in qualche modo sul subcosciente dell'inglese, forse fu
quella, forse qualcosa che aveva inspirato, oppure semplicemente una
suggestione provocata dall'arcano ambiente, fatto sta che strane
visioni si formarono nel cervello di Krane. In pochi attimi, ma che a
lui sembrarono lunghi come ore, vide la nascita dell'Universo, con
strani bolidi che emergevano da qualcosa che non seppe individuare e
che non erano tutti sferici, e poi subito dopo, scene di battaglie,
battaglie a non finire. Riconobbe gli eserciti d’Alessandro alla
conquista dell'India, legioni romane attaccate sotto il vallo
d’Adriano, templari sgozzati dopo la battaglia di Hattin, il crollo
della torre Maledetta. Vide questo e molto altro. Come sapeva e
poteva riconoscere le cose che la sua mente vedeva? Lo ignorava, ma
qualcuno o qualcosa gliele suggeriva, come se lui fosse stato
presente ad ogni avvenimento. Ed ancora fu presente al rogo dei
perfetti a Montsegur e a quello di Giovanna d'Arco, anche se in
questo caso non poté vedere bene in volto la pulzella che bruciava.
E sempre in quelle visioni osservava simboli religiosi, molte croci
sicuramente, ma ebbe anche visioni della Kaaba alla Mecca in mezzo a
migliaia di moltitudini oranti e una dea sanguinaria indiana con
molte braccia ed una collana di teschi... Poi le allucinazioni
cessarono e Krane fu preso dal fortissimo desiderio di sdraiarsi in
quel sarcofago e continuare a godere delle visioni magiche che gli
erano apparse. Stava per infilarcisi, ma la sua cultura e forza
d'animo fecero affiorare alla mente un ricordo, questa volta non
indottogli in maniera arcana, ma una vera rimembranza. Parlando con
degli ufficiali francesi a Tunisi aveva saputo che Napoleone
Bonaparte si era fatto chiudere nella piramide di Cheope per una
notte e molto probabilmente aveva dormito nel sarcofago che là vi si
trovava. Si dice che la mattina dopo uscì dalla piramide sconvolto.
Questo episodio gli ricordò che il marabutto, nella stanza dove lui
era ora, era impazzito. Krane era un uomo forte, l'unico che era
sopravvissuto all'assedio di Bab el Kebir, e forse sarebbe uscito
indenne dalla prova, se si attardava ancora lì, ma ci pensò un
attimo, poi la sua mente si distolse dalle visioni di morte che aveva
intravisto, pensò a Jasmine che lo aspettava e alla vita che poteva
essere bella in parte, anche se breve e fugace. Si risolse di uscire
rimandando ad un'altra volta l'esperienza, ma, come un naufrago getta
una bottiglia col messaggio nell'acqua, lanciò un pensiero nel
futuro, sperando che qualcuno affine a lui mentalmente, lo
raccogliesse e condividesse le sue esperienze, nel caso che lui non
avesse per qualche ragione potuto divulgarle.
Ed
il messaggio fu raccolto! Nel 2013 un uomo ormai non più giovane,
mentre di notte ricordava eventi della sua vita passata, di ciò che
sarebbe potuto essere e non era stato, raccolse il messaggio della
visione di John Krane, accese la luce e cominciò a scrivere...---------
Nella foto in alto: il sarcofago che si trova della piramide di Cheope, che viene anche menzionato nel mio racconto e una foto della premiazione.Chi mi conosce può riconoscermi!
FABRIZIO FROSALI
Ecco qua il testo del mio racconto vincitore del premio a "Ioracconto 2013". Poichè era la prima volta che partecipavo ad un premio Letterario posso ritenermi soddisfatto!

-------Come
le volte precedenti, Krane si avvicinò guardingo alla piramide; era
già scampato ad una morte terribile nei sotterranei della
costruzione e non voleva correr rischi, ma in lui la curiosità di
scoprire cosa aveva fatto impazzire il marabutto era grande,
superiore di molto ad ogni invito alla prudenza suggeritogli dalle
esperienze passate. La costruzione era esattamente come la ricordava
dalle precedenti visite, piccola tozza, senza la cima che forse non
c'era mai stata, semisepolta dalla vegetazione nella piccola oasi di
Al Khafras, nel mezzo del terribile deserto tunisino del Chott el
Jerid. Si diresse dunque ancora una volta a quella che considerava la
parte posteriore della piramide. Non che la costruzione n’avesse
una, ma lui si era abituato a considerare come anteriore quella
rivolta verso il piccolo laghetto dell'oasi, dove alla base c’erano
quelle strane nicchie alte due o tre metri e larghe un paio. Lì
aveva trovato incisi nella pietra strani disegni, opera senza dubbio
dei garamanti, un misterioso popolo che abitava il Sahara tra il 500
a.c. e il 500 d.c. e proprio studiando una di quelle incisioni, era
caduto in una trappola da cui era riuscito a malapena a sfuggire.
Controllò quindi ancora una volta il funzionamento della Colt che
gli pendeva al fianco, si accertò che il tamburo girasse bene, poi
si avvicinò alla parete inclinata della piramide. Questa, al
contrario delle altre, non aveva incisioni né nicchie, era
perfettamente liscia, ma l'inglese sapeva che se c'era un altro
passaggio segreto, doveva trovarsi lì, perché aveva già esplorato
minuziosamente le altre pareti. Le stanze trovate in precedenza erano
situate alla base della piramide ed era logico aspettarsene una anche
lì, ma se non fosse stato così su questo lato? Per la prima volta
si mise ad osservare con attenzione la parte alta della piramide a
partire dai due metri d’altezza fino alla sommità spuntata. Come
già detto la costruzione era piccola e gli ci volle poco a notare
qualcosa che forse era fuori posto: un'escrescenza, un bozzo, come
una pietra mal formata corrosa dalle intemperie che delineava una
sporgenza, ad un'altezza di sei o sette metri. Questo però era in
contrasto con la cura con cui i garamanti costruivano i loro
manufatti. Non c'era modo di arrivare a quel punto se non con una
scala. Krane allora si girò verso il boschetto che circondava la
piramide e individuata una piccola palma, con diversi colpi di
yatagan la tagliò alla base e usando la sua forza non indifferente,
la portò alla parete della piramide e ce la appoggiò. Per non
essere impedito nella salita si liberò quindi del barracano arabo
che indossava e rimase con gli abiti che vestiva abitualmente,
pantaloni alla cavallerizza, con banda laterale ed una camicia bianca
di flanella che portava ricamata sul petto l'effige di un leopardo e
che ricordava il nome con cui era conosciuto in quella parte del
mondo, le Léopard. Si arrampicò con attenzione per non sbilanciare
la palma e, appoggiandosi anche alle pareti della costruzione, arrivò
in breve al punto che aveva notato. Sulle prime fu deluso, in quanto
la sporgenza faceva parte integrante della grossa pietra che era
parte del muro, non era quindi una possibile leva che azionata
potesse provocare l'apertura di qualche vano. Guardando meglio però,
sopra la sporgenza, notò un’incisione semicancellata dalla sabbia
e dalle intemperie, lasciata senza dubbio dai garamanti. L’effige
raffigurava un piccolo occhio, simile a quello più grande che aveva
trovato dalla parte opposta della piramide, quando era caduto nella
trappola. Questo però aveva una pupilla in senso verticale, molto
scavata nella pietra. Krane fu colto da un'ispirazione. Soffiò con
forza sul punto per togliere molta della sabbia che vi si era
accumulata, poi trasse dalla cintola un lungo pugnale e provò ad
infilarlo nella pupilla. Dapprima l'arma penetrò solo per pochi
centimetri, l'uomo, però, incoraggiato dal parziale successo,
continuò a premere con forza sull’impugnatura del coltello e poco
dopo udì uno scatto e vide spostarsi, come per magia una grossa
pietra adiacente a quella su cui faceva pressione. Lasciando il
coltello senza più premerlo, si avvide però che la pietra tornava
nella posizione originaria e così la lama riusciva pian piano dalla
fenditura. Capì che il meccanismo dall'altra parte si fondava su un
principio di leve semplice ma efficace che sfruttava con dei
contrappesi la forza di gravità e costringeva i due oggetti a
tornare nella posizione originaria. Esercitò dunque ancora più
pressione e riuscì ad incastrare il pugnale nella fenditura della
pupilla nel punto dove la lama s’ispessiva vicino al manico. Di lì
a poco, senza pensarci due volte, s’infilò nella stretta
fenditura. Il varco era piccolo e gli consentiva a malapena di
procedere nello stretto tunnel, strisciando, ma dopo poco si aprì in
una piccola stanza. Krane poté alzarsi e dare un'occhiata
all'ambiente. La luce del sole che penetrava da quel condotto
rettilineo, era poca ma sufficiente a vederci anche se la luce
soffusa dava un senso d’irrealtà. L'uomo si avvide subito che la
stanza era completamente vuota, fatta eccezione per un manufatto
all'angolo; si avvicinò all'oggetto che aveva intravisto e capì
subito cos'era, una cassa o meglio un sarcofago scoperchiato che
probabilmente giaceva lì sin da quando era stata costruita la
piramide, poiché di dimensioni enormemente maggiori a quelle del
tunnel che aveva percorso. L'egittologia aveva compiuto solo i primi
passi in quell'anno 1860, ma Krane conosceva gli studi compiuti dalla
spedizione Napoleonica nel 1798 e quelli successivi degli italiani
Belzoni e Rosellini, fu quindi con un misto di curiosità e di
religiosa titubanza che si approssimò al manufatto. Gli venne in
mente l'etimologia della parola sarcofago, quello che si nutre di
carne, e non c'erano parole più adatte, anche se macabre, per
definire quella cosa. L'oggetto cui l'inglese si avvicinò, però,
non si poteva dire se avesse ospitato dentro di se un cadavere. Di
basalto scuro, senza coperchio, era in sostanza una cassa, che poteva
contenere un uomo di dimensioni più piccole di Krane che era molto
alto. L'inglese vide immediatamente che l'oggetto era vuoto, dentro
c'era solo un leggero strato di sabbia finissima. Ma da dove veniva
se la stanza era chiusa ermeticamente? Poi scoperse qualcosa: un
ninnolo di nessun valore fatto con piccole conchiglie. Ricordava di
averne visti di simili appesi ad una collana al collo del marabutto
ed ebbe così la conferma che l'uomo era stato lì e forse aveva
anche dormito dentro il sarcofago. Raccolse poi un po' di quella
strana sabbia dorata, per osservarla meglio. Era finissima, talmente
fine che gli scivolò in parte dalle mani e ricadendo nel sarcofago
creò una specie di bagliore dorato. Non sappiamo se fu la sabbia ad
aver agito in qualche modo sul subcosciente dell'inglese, forse fu
quella, forse qualcosa che aveva inspirato, oppure semplicemente una
suggestione provocata dall'arcano ambiente, fatto sta che strane
visioni si formarono nel cervello di Krane. In pochi attimi, ma che a
lui sembrarono lunghi come ore, vide la nascita dell'Universo, con
strani bolidi che emergevano da qualcosa che non seppe individuare e
che non erano tutti sferici, e poi subito dopo, scene di battaglie,
battaglie a non finire. Riconobbe gli eserciti d’Alessandro alla
conquista dell'India, legioni romane attaccate sotto il vallo
d’Adriano, templari sgozzati dopo la battaglia di Hattin, il crollo
della torre Maledetta. Vide questo e molto altro. Come sapeva e
poteva riconoscere le cose che la sua mente vedeva? Lo ignorava, ma
qualcuno o qualcosa gliele suggeriva, come se lui fosse stato
presente ad ogni avvenimento. Ed ancora fu presente al rogo dei
perfetti a Montsegur e a quello di Giovanna d'Arco, anche se in
questo caso non poté vedere bene in volto la pulzella che bruciava.
E sempre in quelle visioni osservava simboli religiosi, molte croci
sicuramente, ma ebbe anche visioni della Kaaba alla Mecca in mezzo a
migliaia di moltitudini oranti e una dea sanguinaria indiana con
molte braccia ed una collana di teschi... Poi le allucinazioni
cessarono e Krane fu preso dal fortissimo desiderio di sdraiarsi in
quel sarcofago e continuare a godere delle visioni magiche che gli
erano apparse. Stava per infilarcisi, ma la sua cultura e forza
d'animo fecero affiorare alla mente un ricordo, questa volta non
indottogli in maniera arcana, ma una vera rimembranza. Parlando con
degli ufficiali francesi a Tunisi aveva saputo che Napoleone
Bonaparte si era fatto chiudere nella piramide di Cheope per una
notte e molto probabilmente aveva dormito nel sarcofago che là vi si
trovava. Si dice che la mattina dopo uscì dalla piramide sconvolto.
Questo episodio gli ricordò che il marabutto, nella stanza dove lui
era ora, era impazzito. Krane era un uomo forte, l'unico che era
sopravvissuto all'assedio di Bab el Kebir, e forse sarebbe uscito
indenne dalla prova, se si attardava ancora lì, ma ci pensò un
attimo, poi la sua mente si distolse dalle visioni di morte che aveva
intravisto, pensò a Jasmine che lo aspettava e alla vita che poteva
essere bella in parte, anche se breve e fugace. Si risolse di uscire
rimandando ad un'altra volta l'esperienza, ma, come un naufrago getta
una bottiglia col messaggio nell'acqua, lanciò un pensiero nel
futuro, sperando che qualcuno affine a lui mentalmente, lo
raccogliesse e condividesse le sue esperienze, nel caso che lui non
avesse per qualche ragione potuto divulgarle.
Ed
il messaggio fu raccolto! Nel 2013 un uomo ormai non più giovane,
mentre di notte ricordava eventi della sua vita passata, di ciò che
sarebbe potuto essere e non era stato, raccolse il messaggio della
visione di John Krane, accese la luce e cominciò a scrivere...---------
Nella foto in alto: il sarcofago che si trova della piramide di Cheope, che viene anche menzionato nel mio racconto e una foto della premiazione.Chi mi conosce può riconoscermi!
FABRIZIO FROSALI
sabato 16 novembre 2013
PREMIO IORACCONTO - Il sarcofago dei garamanti- Finalista al Premio
Il racconto incentrato sul mio personaggio Krane, protagonista anche del romanzo dal medesimo titolo, è entrato tra i finalisti del premio.
Ne allego qui una parte. Dopo la premiazione potrete leggerlo per intero.
Il personaggio dell'ilustrazione, disegnato da Steranko, rappresenta El Borak una delle mie fonti di ispirazione per Krane e molto simile a lui come look fisico ed ambientazione. (El Borak è un personaggio di Robert Howard)
IL SARCOFAGO DEI GARAMANTI
Ne allego qui una parte. Dopo la premiazione potrete leggerlo per intero.
Il personaggio dell'ilustrazione, disegnato da Steranko, rappresenta El Borak una delle mie fonti di ispirazione per Krane e molto simile a lui come look fisico ed ambientazione. (El Borak è un personaggio di Robert Howard)
IL SARCOFAGO DEI GARAMANTI
....
In
pochi attimi, ma che a lui sembrarono lunghi come ore, vide la
nascita dell'Universo, con strani bolidi che emergevano da qualcosa
che non seppe individuare e che non erano tutti sferici, e poi subito
dopo, scene di battaglie, battaglie a non finire. Riconobbe gli
eserciti d’Alessandro alla conquista dell'India, legioni romane
attaccate sotto il vallo d’Adriano, templari sgozzati dopo la
battaglia di Hattin, il crollo della torre Maledetta. Vide questo e
molto altro. Come sapeva e poteva riconoscere le cose che la sua
mente vedeva? Lo ignorava, ma qualcuno o qualcosa gliele suggeriva,
come se lui fosse stato presente ad ogni avvenimento. Ed ancora fu
presente al rogo dei perfetti a Montsegur e a quello di Giovanna
d'Arco, anche se in questo caso non poté vedere bene in volto la
pulzella che bruciava. E sempre in quelle visioni osservava simboli
religiosi, molte croci sicuramente, ma ebbe anche visioni della Kaaba
alla Mecca in mezzo a migliaia di moltitudini oranti e una dea
sanguinaria indiana con molte braccia ed una collana di teschi... Poi
le allucinazioni cessarono e Krane fu preso dal fortissimo desiderio
di sdraiarsi in quel sarcofago e continuare a godere delle visioni
magiche che gli erano apparse. Stava per infilarcisi, ma ...
FABRIZIO FROSALI
venerdì 11 ottobre 2013
IL CAPITANO MACHPERSON - Nuova scoperta letteraria
Si deve
alla furbizia di certi sfruttatori che si aggirano in rete se questo
blog da ora in avanti fornirà solo notizie incomplete. Infatti certi
siti di ben più grande capienza e rinomanza non si sono fatti alcuno
scrupolo nel copiare pari pari le notizie che a volte con tanta fatica di tempo e
denaro cerco di reperire. Metterò quindi i frutti delle mie scoperte in
modo che non possono essere copiati. Non mi interessa ricevere plauso
ma solo aderire alla massima di dare a Cesare quel che è di Cesare. Se
qualche VERO studioso del mondo Salgariano esiste ancora (Io ne conosco
pochi), può sempre scrivermi e chiedermi le notizie complete. Ed ora
ecco il post.
“ So che fu inviato il maggiore John
Campbell e dopo di lui il capitano Macpherson a reprimere questo rito
sanguinario nelle contrade ove si sapeva che... ecc ecc”
Nell'ambito della mia ricerca sulle
varie interconnessioni fra i romanzi autentici di Salgari e quelli
scritti dai suoi emulatori ed epigoni, crederei di aver fatto
un'altra scoperta. Di poco conto se vogliamo, ma fin
ora credo mai
segnalata da alcuno e che pertanto mi sembra degna di attenzione. Si
riferisce in questo caso al Capitano Macpherson, Chi è costui? E'
il padre di Ada, l'amata di Tremal Naik e sua futura moglie,
acerrimo nemico dei tughs che gli hanno strappato la fanciulla per
farne la sacerdotessa della loro dea Kaly. Compare ne “I misteri
della jungla nera di Salgari” e nell'apocrifo seguito “La
vendetta dei tughs” dove trova la morte per mano dei suoi nemici.
Per gli amanti dei libri di Salgari la storia è arcinota e non vale
la pena qui raccontarla di nuovo. Ebbene qual'è allora la scoperta
su cui Vi voglio intrattenere? Il fatto è che ho trovato le tracce
del capitano, in almeno due libri di uno degli imitatori di
Salgari,il cui nome non farò per le ragioni scritte sopra all'inizio
del post. Nei due libri in questione il Capitano non compare
personalmente, ma se ne parla, e di seguito ripeterò esattamente le
frasi in cui compare. Ad un lettore disattento queste frasi possono
sfuggire facilmente, ma leggendo i volumi degli epigoni di Salgari,
cercando delle interconnessioni, queste balzano subito agli occhi.
Non c'è alcun dubbio che l'autore.................... abbia
inserito scientemente il nome di Macpherson nei suoi libri che
trattano proprio di tughs ( e qui il cerchio si restringe... ) e
sapendo chi è questo scrittore se ne ha la certezza.
Ma ecco i passaggi in questione:
Il primo libro recita:
“ So che fu inviato il maggiore John
Campbell e dopo di lui il capitano Macpherson a reprimere questo rito
sanguinario nelle contrade ove si sapeva che... ecc ecc”
Il secondo libro riporta:
“Ma i tughs sono scomparsi; ma gli
ultimi meriacs sono rimasti infilati nella spada di Mac Pherson!”
A mio parere questi semplici accenni
sono sufficienti ad inserire
….....................e....................... nel già cospicuo
numero dei romanzi del ciclo malese, in quanto l'inserimento del nome
del capitano è voluto da
chi ha scritto i due romanzi. Machperson non è una persona realmente
esistita e di questo mi sono accertato prima di scrivere il post, con
libri storici sull'argomento tra cui quello celebre di William
Sleeman.
Lo scrittore dei due libri epigoni, ha quindi utilizzato
scientemente un personaggio salgariano per far sentire a casa il
lettore, forse nel tentativo di incrementare le vendite ma anche,
chissà, per lasciare una traccia da esser scoperta forse nel futuro
dall'umile recensore di queste note e sogghignare malignamente
dall'aldilà sui tanti critici contemporanei delle sue opere che
nemmeno si sono accorti dei particolari in questione.
Fabrizio Frosali
Nelle immagini: Il capitano in una illustrazione di Albertarelli e un
fotogramma da “la vendetta dei tughs”
POSCRITTO DEL MARZO 2015: non e' vero niente! Il capitano Machperson non sarà esistito, ma le note storiche di Quattrini sono esatte, perchè un maggiore Macpherson è esistito veramente e si è adoperato in quegli anni, sotto la guida di W. Sleeman, a reprimere i culti sanguinari dei Gond.
Invece di abolire il post lo lascio, e voglio vedere chi arriverà a leggere fino in fondo e commentare: Nessuno finora mi ha fatto notare lo svarione che avevo commesso!!! Eh, già, nessuno si interessa di queste cose!!!
POSCRITTO DEL MARZO 2015: non e' vero niente! Il capitano Machperson non sarà esistito, ma le note storiche di Quattrini sono esatte, perchè un maggiore Macpherson è esistito veramente e si è adoperato in quegli anni, sotto la guida di W. Sleeman, a reprimere i culti sanguinari dei Gond.
Invece di abolire il post lo lascio, e voglio vedere chi arriverà a leggere fino in fondo e commentare: Nessuno finora mi ha fatto notare lo svarione che avevo commesso!!! Eh, già, nessuno si interessa di queste cose!!!
venerdì 23 agosto 2013
EMILIO SALGARI! Nuovo romanzo "Salgariano": KRANE
Il romanzo "KRANE" si trova in vendita sul sito de "Ilmiolibro" a questo link:
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fantascienza/95374/krane/
Sono da sempre appassionato di Emilio Salgari e dei mondi da lui creati. Purtroppo oggi a mio parere non esiste nel campo della letteratura avventurosa un autore che possa minimamente stargli alla pari come ritmo, cadenza delle situazioni, dialoghi e magistrale delineazione dei personaggi. I libri di "avventura"che si possono trovare sul mercato, sono in genere dei grossi "mattoni" creati a tavolino intorno ad un'idea di base, zeppi di inutili descrizioni e dialoghi tanto per allungare il brodo e raggiungere il numero previsto di pagine. Colmi anche troppo di personaggi ambigui e non delineati in cui nessuno si immedesimerebbe mai. Qui sta il punto, il libro(ne) oggi viene venduto per essere letto magari sul mare con intorno una turba di ragazzini schiamazzanti. Poco importa se tu non riesci ad entrare nel romanzo, lo consumi come faresti con una pizza e lo getti, magari lo riponi in libreria se ha una copertina piacevole (è difficile...) e te ne scordi. Cioè non stai a ripensare ai personaggi, a cosa è accaduto nelle descrizioni che hai letto e a cosa sarebbe potuto accadere. Non hai vissuto insomma insieme a loro le avventure che sono loro capitate.
E' per questo che, deluso della narrativa di avventura attualmente in commercio, mi sono deciso a farmelo da me il libro che avrei voluto. Tecnicamente un fantasy, con echi di Robert Howard e Edgar Rice Burroughs, ho creato il mio personaggio che si muove, come un eroe Salgariano e con una delineazione dei tempi emulata magari indegnamente dal maestro, tra deserti, oasi e castelli della Tunisia di metà ottocento, in lotta contro predoni e le forze regolari del Bej.
Su mari in tempesta, con accanto una stupenda circassa, dovrà affrontare anche i demoni della mitologia araba.
Il volume ad un prezzo molto basso è in vendita sul sito de "Ilmiolibro" oppure potete rivolgervi a me, se interessati, risparmiando qualcosina. Vi do il link della pagina sul sito de "Ilmiolibro" dove potete leggere le prime 30 pagine circa.
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1009474
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/fantascienza/95374/krane/
Sono da sempre appassionato di Emilio Salgari e dei mondi da lui creati. Purtroppo oggi a mio parere non esiste nel campo della letteratura avventurosa un autore che possa minimamente stargli alla pari come ritmo, cadenza delle situazioni, dialoghi e magistrale delineazione dei personaggi. I libri di "avventura"che si possono trovare sul mercato, sono in genere dei grossi "mattoni" creati a tavolino intorno ad un'idea di base, zeppi di inutili descrizioni e dialoghi tanto per allungare il brodo e raggiungere il numero previsto di pagine. Colmi anche troppo di personaggi ambigui e non delineati in cui nessuno si immedesimerebbe mai. Qui sta il punto, il libro(ne) oggi viene venduto per essere letto magari sul mare con intorno una turba di ragazzini schiamazzanti. Poco importa se tu non riesci ad entrare nel romanzo, lo consumi come faresti con una pizza e lo getti, magari lo riponi in libreria se ha una copertina piacevole (è difficile...) e te ne scordi. Cioè non stai a ripensare ai personaggi, a cosa è accaduto nelle descrizioni che hai letto e a cosa sarebbe potuto accadere. Non hai vissuto insomma insieme a loro le avventure che sono loro capitate.
E' per questo che, deluso della narrativa di avventura attualmente in commercio, mi sono deciso a farmelo da me il libro che avrei voluto. Tecnicamente un fantasy, con echi di Robert Howard e Edgar Rice Burroughs, ho creato il mio personaggio che si muove, come un eroe Salgariano e con una delineazione dei tempi emulata magari indegnamente dal maestro, tra deserti, oasi e castelli della Tunisia di metà ottocento, in lotta contro predoni e le forze regolari del Bej.Su mari in tempesta, con accanto una stupenda circassa, dovrà affrontare anche i demoni della mitologia araba.
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1009474
Iscriviti a:
Post (Atom)



