sabato 7 marzo 2015

Il LEONE di GIAVA personaggio che vive o muore a piacere

Chi ama  le copertine dei bei tempi andati non potrà non apprezzare questa del libro di Antonio Quattrini. Il personaggio, si vede anche dall'illustrazione, è una fotocopia di Sandokan e il libro fa parte di una quadrilogia che comprende "La figlia del corsaro" "Il  vascello fantasma" "Il re dell'oceano" e appunto "Il leone di Giava".  Per non annoiarvi dicendo cose che gli appassionati Salgariani ben conoscono (o potrebbero conoscere basta documentarsi un pochino), non narrerò alcunché della trama e spiegherò solo il titolo criptico del post. Nella prima edizione del libro il Leone di Giava moriva, perchè Quattrini aveva previsto un seguito, che non ha mai visto la luce, imperniato sulle vicende del figlio che vendicava l'eroe.
Anni dopo, effettuando la ristampa del libro, accantonato il progetto del seguito,  Quattrini ha deciso per ragioni imperscrutabili di modificare l'ultima parte ed imporre il lieto fine. Ecco spiegato perchè ho scritto che il Leone vive o muore a piacere.... a seconda di quale edizione uno voglia o possa
rintracciare ...

mercoledì 4 marzo 2015

KRANE II - . Capitolo I - URZUK

Per chi ha letto il primo volume della saga e non si è poi curato di come sia andata a finire, ecco qui di seguito la prima pagina del nuovo romanzo che ha un incipit di puro stile Howardiano ...

"""



CAPITOLO I

URZUK

    Gli Urzuk erano vicini. Per quanto avesse cercato di tenerli lontano con mille trucchi, sfruttando la conoscenza del deserto che indubbiamente aveva, l'uomo intabarrato nel burnus svolazzante non era riuscito a scrollarsi di dosso quei molesti inseguitori che lo braccavano da molte ore. Il dromedario era ormai stanco, avendo dovuto sostenere un trotto costante fin dal mattino.  In certi momenti gli Urzuk erano rimasti indietro, fuori vista in quel deserto arido, completamente sabbioso, senza un filo d'erba a interromperne la monotonia. Non appena ciò era accaduto, l'uomo aveva cercato di deviare dalla linea retta, nel tentativo di perdere definitivamente il contatto con chi lo inseguiva, ma dopo poco le inconfondibili siluette di quegli arabi sugli alti cammelli riapparivano in distanza. L'uomo nel burnus era giunto alla conclusione che non fossero gli stessi che precedentemente lo seguivano. Forse vi erano varie pattuglie sparse nel deserto alla sua caccia, per vietargli l'accesso al “Mausoleo” cui lui voleva avvicinarsi, ed evidentemente dovevano coprire per miglia il territorio. Da come si erano disposti nell'inseguirlo sembrava volessero spingerlo verso il sud, in quanto la via sembrava libera solo da quella parte. Presto si sarebbe trovato in una parte del deserto che lui non conosceva, dove il Chott el Jerid si apriva sull'immenso Sahara. Non volendo dare partita vinta a chi lo seguiva così tenacemente, l'uomo si risorse a un tentativo estremo.  Colto il momento in cui i suoi inseguitori, quattro o cinque in tutto, erano fuori vista, perché coperti dalle creste delle dune di sabbia accatastate senza ordine da un vento capriccioso, ne sorpassò una un po' più alta delle altre. Come sperava individuò alle spalle di questa un avvallamento semicircolare, che doveva ripararlo alla vista di chi fosse transitato anche a breve distanza da lui. Fece accoccolare il dromedario sulla sabbia, si coricò accanto a questo dal lato dove il corpo dell'animale gli forniva una relativa ombra, estrasse dalla fonda della sella una carabina Henry a ripetizione e si mise ad attendere. Aveva calcolato che in circa una quindicina di minuti quei berberi che lo seguivano sarebbero giunti alla sua altezza. Non osava sporgersi oltre il punto più alto della duna nella direzione dei suoi inseguitori, perché sapeva che lo avrebbero avvistato immediatamente, si mise pertanto in attesa a un lato dell'avvallamento, quello da cui sperava i berberi avrebbero passato il culmine delle sabbie. I suoi calcoli furono esatti, perché dopo circa dodici minuti sentì il rumore soffocato delle zampe dei cammelli che affondavano nella sabbia e quasi immediatamente quattro cavalieri si profilarono sul culmine della duna. Era questione di attimi, quasi subito si sarebbero resi conto che l'uomo inseguito non era più in vista e dalle tracce del dromedario avrebbero volto lo sguardo verso la cunetta, scoprendolo. L'uomo col burnus non si era curato di cancellare le tracce, perché il suo scopo non era quello di eludere gli inseguitori. Voleva disfarsi definitivamente di loro. Fedele alla sua deontologia, però, in quell'attimo d’indecisione che portò i berberi ad arrestare le loro cavalcature, indecisi della direzione da prendere, si alzò in ginocchio e li apostrofò con queste parole:
  - Le sabbie del deserto non sono abbastanza calde oggi per voi?  Ho poca acqua a disposizione, amici, ma in sua vece posso offrirvi molto piombo, rovente ancor più degli zoccoli dei vostri cammelli!

""" 
   L'mmagine che vedete è una istantanea del lago salato del Chott el Jerid ...

domenica 22 febbraio 2015

MARIANNA, LA MOGLIE DEL PIRATA della serie Immagini rare e curiose.

Inizio questa nuova rubrica sul blog, che sarà dedicata a immagini rare e/o datate poco conosciute, sempre nell'ambito della letteratura salgariana, nel tentativo di tener viva la fiaccola dell'interesse in questo filone della letteratura italiana, ormai semiabbandonato dai lettori, anche se mi par di capire da certi segnali che un revival, forse dovuto ai tempi cupi che viviamo, sembra esserci. 
Partiamo dunque con questa immagine, tratta dalla copertina de "La mujer del pirata" che non è altro che l'edizione spagnola della seconda parte de "Le tigri di Mompracem" . Questo libro pare edito intorno al 1890, o così è stato commercializzato.  E' stato venduto per la bellezza di 350 euro!!! . Qui l'interesse principale è dato dal fatto che l'ignoto disegnatore ha ritratto Sandokan vestito più o meno come i Pirati delle Antille con un pacchiamo errore di tempi e di date!
Fabrizio Frosali 

venerdì 20 febbraio 2015

SANDOKAN NEL CONTINENTE SCOMPARSO - Edizioni "Il Foglio" Piombino

L'anno passato inserii in questo blog un post con lo stesso titolo, almeno nella prima parte. Sono ora lieto (penso sia naturale)  di far pubblicità al mio libro, inserendo la copertina ufficiale, quella con cui è in uscita per le edizioni  "Il Foglio", il mio romanzo scritto a 4 mani con Patrizio Pavone. La pubblicazione è un riconoscimento per me  tangibile per la cura, il tempo e la passione che ho messo nello scrivere il libro, perchè riconoscerete che al giorno d'oggi, quando nessuno legge più nulla e men che meno i romanzi di una volta considerati troppo datati, scrivere sulle Tigri della Malesia è stato proprio un azzardo, dovuto solo alla grande passione per i personaggi e alla voglia di leggere loro nuove avventure . Cavolo, se non ve ne erano altre di scritte, non restava che scriverne una nuova noi!  E il riconoscimento c'è stato, con la pubblicazione dell'opera, tramite una casa editrice che ha da sempre a cuore i temi salgariani. Una gratificazione  che  son stato molto felice di ottenere e che spero aiuterà a diffondere il verbo dei tigrotti della Malesia in questa società ormai dimentica dei valori e della cultura che dovrebbe essere intrinseca al nostro popolo!
POTETE ANCHE VISITARE IL SEGUENTE LINK:
 http://www.webalice.it/f_frosali/SANDOKAN_nel_continente_scomparso.html

FABRIZIO FROSALI

martedì 24 giugno 2014

NANA SAHIB E KALAGANI eroi negativi in "SANDOKAN RAJAH DELLA JUNGLA NERA"

Si deve alla furbizia di certi sfruttatori che si aggirano in rete se questo blog da ora in avanti fornirà solo notizie incomplete. Infatti certi siti di ben più grande capienza e rinomanza non si sono fatti alcuno scrupolo nel copiare pari pari le notizie che a volte con tanta fatica di tempo e denaro cerco di reperire. Metterò quindi i frutti delle mie scoperte in modo che non possono essere copiati. Non mi interessa ricevere plauso ma solo aderire alla massima di dare a Cesare quel che è di Cesare. Se qualche VERO studioso del mondo Salgariano esiste ancora (Io ne conosco pochi), può sempre scrivermi e chiedermi le notizie complete. Ed ora ecco il post.

Nell'ambito delle mie ricerche in ambito Salgariano, quasi per caso mi sono imbattuto in una nuova scoperta.  Chi ha letto anche tutti gli apocrifi di Salgari, ricorderà certamente che in "Sandokan rajah della jungla nera", scritto da Motta alla fine della sua vita, il nemico dei pirati della Malesia e anche dei Ramavala, è nientemeno che Nana Sahib, personaggio storico la cui fine resta avvolta nel mistero. In questo libro lui muore alla fine e con lui se ne va nell'al di là Kalagani, sua anima dannata, nonchè capo dei thugs e altro figlio di Suyodhana (L'altro figlio è sir Moreland, che qui non viene nominato, perchè la storia si situa anteriormente a "Il re del Mare" di Emilio Salgari, dove appunto sir Moreland fa la sua prima apparizione). Bene, Kalagani è un cattivo per eccellenza e dispiace che sia stato usato solo per questo libro...
Ma ne siamo certi? Alla luce della mia scoperta sono andato a rileggermi le pagine dove Kalagani e Nana Sahib si incontrano; i due sono vecchi amici e sembra davvero che qualcosa d'altro ci sia..
E qui viene da lodare la genialità di Luigi Motta. Non solo conclude degnamente la sua vita con quest'ultimo romanzo, che è uno dei più divertenti, non solo cementa insieme i due cicli, quello più famoso di Salgari ed il suo corposo dei Ramavala cui si sente più legato, ma prende a prestito la relazione di amicizia e complicità di Kalagani e di Nana Sahib, da un altro libro, il poco noto.......                    di un autore famosissimo............... sulla cresta dell'onda anche quando Motta scriveva, per quanto morto da molti anni. Chissà, forse Motta voleva legare a se anche quest'altro romanziere e sentirsi erede anche di lui?  Penso si imponga una rilettura delle opere di Motta tenendo presente anche i romanzi meno noti di questo romanziere, per vedere se ci sono altri agganci... Comunque sia Kalagani e Nana Sahib sono descritti dai due autori nello stesso modo, e passiamo sopra se nel nostro autore....   .......   Kalagani muore e l'azione si svolge anni dopo "Sandokan rajah della jungla nera" : Nana Sahib invece sembra muoia, ma i personaggi principali  del libro, che sono inglesi non ne sono certi...   ricompare infatti nell'opera di Motta come detto prima...Ma al di là degli errori si continuità effettuati del resto anche nei confronti dell'opera Salgariana,
"Sandokan rajah della jungla nera" si colloca a questo punto come un'opera basilare, il fulcro ove convergono cicli e opere di tre autori famosissimi nell'ambito degli in genere mediocri, imitatori e apocrifi di Emilio Salgari.
Mi spiace di non dir di più ma le ragioni che leggete in nota mi spingono ad agire così . Nei disegni alcune immagini non sappiamo quanto fedeli del vero Nana Sahib. 
 

lunedì 26 maggio 2014

SANDOKAN nel continente scomparso

Tornano i mitici eroi di Emilio Salgari!
In una saga epica perfettamente leggibile a se stante, ma inseribile in un punto preciso del Ciclo, Sandokan e Yanez, alla testa dei fidi tigrotti della Malesia, si imbarcano in una stupenda avventura 
che li porterà come di consueto a compiere le loro imprese nelle giungle e nei mari del Borneo, ma anche in un luogo finora inesplorato: le viscere della terra, alla ricerca di mitici oggetti mistici del perduto continente di Lemuria. Con al fianco gli amici di sempre, tra cui spicca la bellissima Darma, la figlia di Tremal Naik, si troveranno a dover lottare contro animali e uomini, inglesi e olandesi, thugs indiani e pirati cinesi, dayachi tagliatori di teste e infidi fakiri, ma dovranno anche far fronte a ignoti popoli e bestie che abitano le viscere della terra.
Una lunga avventura senza un attimo di tregua, nel rispetto dei personaggi come li descrisse Emilio Salgari, puntigliosamente riveduta per quanto riguarda le distanze e le descrizioni dei luoghi, e corredata di piantine e illustrazioni per meglio seguire le peripezie dei nostri personaggi che si rivelano ancora una volta immortali!

giovedì 10 aprile 2014

SANDOKAN- Nuovo racconto.

L'immagine qui accanto è dell'attore Naseeruddin Shah nel ruolo del Capitano Nemo, nel film "La lega degli uomini straordinari"  ma...potrebbe altrettanto bene raffigurare Sandokan!  Mi spiego:
sono intanto compiaciuto che finalmente gli americani abbiano scoperto Sandokan e il suo mondo, specie dopo la pubblicazione nella loro lingua di alcuni romanzi della serie. Alcuni  hanno speculato sul fatto che Sandokan potrebbe esser stato lo stesso personaggio del Principe Dakkar, ilcapitano Nemo, visto che entrambi sono due principi orientali detronizzati dai malvagi inglesi...
  Ma lasciando da parte questa bizzarra teoria, non posso non compiacermi che sia apparso almeno un racconto in cui il  nostro Sandokan anche se non appare fisicamente, viene almeno nominato.  Sulla scia degli incontri improbabili a tutti i costi, ecco allora che in "Prowl unceasing" di Chris Roberson, si racconta un'avventura di Van Helsing, ( l'antagonista di Dracula) e il Principe Dakkar, (cioè proprio il Capitano Nemo) alla corte di James Brooke il rajah di Sarawak, il nemico storico del nostro eroe!  E' in quell'occasione che viene citato Sandokan!
Basta questo a inserire il racconto a margine nella cronologia?  lascio la risposta a voi. Ma le scoperte  di questo tipo, investigando sul mercato di lingua inglese, non mancano di certo. Ne ho diverse altre in carniere....un poco alla volta appariranno.
Fabrizio Frosali